Mai come adesso deve divenire fondamentale per le istituzioni europee interrogarsi sulla tematica della cittadinanza attiva ed intervenire in maniera decisa per porre fine a questa specie di emorragia partecipativa, cercando al contempo di risolvere l’atavico problema del deficit democratico europeo. La domanda che sorge spontanea, e alla quale questo breve articolo cercherà di dare risposta, è dunque quella della presunta efficacia delle misure ad oggi intraprese dalle istituzioni europee per affrontare il suddetto problema.

Negli ultimi anni svariati fenomeni hanno minacciato la sicurezza dei cittadini europei e la tutela dei valori fondamentali sui quali poggia l’Unione Europea, ovvero libertà, democrazia, uguaglianza, rispetto dello stato di diritto, diritti umani e dignità.
Tra i fenomeni responsabili di questa minaccia è possibile individuare l’aumento dell’estremismo violento e degli attacchi terroristici, così come l'ascesa delle cosiddette democrazie illiberali, del populismo e dei neo-autoritarismi. Questo attacco diretto a minare i valori europei sta avvenendo in un contesto già fortemente influenzato da una crisi socio-politica nella quale i cittadini sono finiti in uno stato di apatia politica e svalutazione della cittadinanza attiva.
Mai come adesso dunque, deve divenire fondamentale per le istituzioni europee interrogarsi sulla tematica della cittadinanza attiva ed intervenire in maniera decisa per porre fine a questa specie di emorragia partecipativa, cercando al contempo di risolvere l’atavico problema del deficit democratico europeo. La domanda che sorge spontanea, e alla quale questo breve articolo cercherà di dare risposta, è dunque quella della presunta efficacia delle misure ad oggi intraprese dalle istituzioni europee per affrontare il suddetto problema.
Una premessa è necessaria da fare: l’UE non è né l’unica, né tantomeno la più importante istituzione attiva nel campo della promozione della democrazia, dei diritti umani e dell’identità culturale europea. Il Consiglio d’Europa o CdE (da non confondere con il Consiglio europeo, presso il quale si riuniscono i leader degli stati membri dell’UE!), trova infatti proprio in tali settori la propria “raison d’être”, risultando dunque maggiormente specializzato in tali ambiti. Ciononostante il ruolo dell’UE può, anzi, deve essere centrale in questi campi; la sinergia tra le due istituzioni non solo è possibile ma è anche auspicabile.
Prima di passare in rassegna le misure specificamente intraprese dall’UE, occorre tuttavia definire concettualmente l’oggetto in analisi. Cosa è infatti da intendersi quando si parla di cittadinanza attiva? Nonostante le innumerevoli definizioni discusse in ambito accademico, quella di Missira Vassiliki (esperta della Commissione su diritti umani e democrazia) sembra la più appropriata per questa breve riflessione:
“qualcuno che partecipa alla vita pubblica (società civile e vita politica), che assume un ruolo nella comunità, cerca informazioni e si ispira all'obiettivo del bene comune e al rispetto dei diritti umani.”
Tornando alle misure intraprese dall’UE, il primo vero punto di svolta nella storia recente è stato il lancio del programma “Democratic and Inclusive School Culture in Operation”, avvenuto in maniera congiunta con il CdE nel 2013. A livello prettamente di Unione Europea invece, rilevante è stata l’adozione della “Dichiarazione di Parigi” del 2015 da parte dei ministri dell’educazione dei vari paesi membri, con la quale si è voluto rinnovare l’impegno europeo nel promuovere l’insegnamento e l’accettazione dei valori fondamentali, anche mediante il supporto finanziario di vari programmi europei (ET2020 Strategic Framework ed Erasmus+ per esempio). Per quanto riguarda il problema del deficit democratico invece sicuramente un passo avanti sostanziale è stato compiuto con l’introduzione del meccanismo “European Citizens’ Initiative” (ECI), mediante il quale è possibile, per una quota di almeno un milione di cittadini, richiamare direttamente la Commissione nel proporre un atto giuridico valevole a tutti gli effetti.
Resta tuttavia aperto l’interrogativo sull’efficacia delle misure intraprese; sono, ad oggi, risultate sufficienti, nel colmare le lacune esistenti?
La risposta non può, ovviamente, essere univoca per non sfociare nella banalità. Se guardiamo ai lati positivi appare evidente, confrontando la situazione europea con quella presente in molti altri continenti, come la nostra Europa sia tutt’oggi leader nel campo della tutela dei diritti, sia civili che politici. In termini di partecipazione elettorale, inoltre, le ultime elezioni europee hanno visto l’affluenza più alta mai registrata negli ultimi venti anni (50,97%).
Questi aspetti, per quanto incoraggianti, non devono tuttavia nascondere gli ampi margini di miglioramento che ancora persistono; il mancato riconoscimento, a livello istituzionale europeo, dell’importanza del dibattito sulla cittadinanza attiva e la persistente preminenza delle legislazioni nazionali in materia sono solo alcuni degli innumerevoli punti critici tutt’oggi ancora in essere.
Soltanto mediante un approccio sistematico, strutturato ed olistico da parte delle istituzioni UE, basato sull’interazione di meccanismi “top-down” e “bottom-up”, sarà possibile cercare di risolvere il problema della cittadinanza passiva. Un successo in questo ambito potrà infatti aiutare a garantire e rinforzare quel processo di integrazione europea “sostanziale” che troppo spesso sembra fragile, utopico ed alla mercé di slogan nazionalistici.

Firma Joschua

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