EU Update "Sessant'anni a più velocità"

Era passata appena una manciata di anni dalla fine della Seconda guerra mondiale quando, nel 1951, sei Paesi europei fondarono la Comunità del carbone e dell’acciaio per mettere sotto gestione comune le industrie di tale settore, tanto importante per gli armamenti. Pochi anni dopo, quelli stessi Stati – Germania Ovest, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo – avrebbero avviato una cooperazione più ampia, firmando il 25 marzo 1957 i Trattati di Roma e istituendo così la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Di questa firma ricorre sabato il 60esimo anniversario: l’occasione per i capi di Stato, di Governo e delle istituzioni UE riuniti a Roma, ma anche per le società dei 28 Paesi membri, di tornare a riflettere sul significato e le prospettive del processo di integrazione europea. Un processo che, nel suo corso, ha conosciuto diversi tempi e velocità.

“Stringendo”: le originiL’Unione europea – istituita nel 1992 e andata a sostituire, nel 2009, le varie entità sorte nel corso degli anni, tra cui la CE (ex CEE) che nel 2002 ha assorbito la CECA, mentre l’Euratom è tuttora indipendente – trova le sue origini nell’immediato secondo dopoguerra. Dilaniati umanamente ed economicamente dai due conflitti mondiali, sei Stati dell’Europa continentale – guidati da personalità quali De Gasperi, Adenauer, Schuman, Monnet e altre ancora – decidono di istituire una cornice entro la quale collaborare ed evitare così pericolose contrapposizioni. Vista l’impossibilità di dare il la a progetti di integrazione ad ampio raggio (nei primi anni Cinquanta fallisce sia il progetto di una Comunità europea di difesa sia di una Comunità politica), ci si accorda nel procedere in maniera “funzionalista”, mettendo ovvero in primo piano la cooperazione economica.La CEE si crea così attorno all’idea di un “mercato unico” (o “interno”) e, di lì a poco, di una “politica agricola comune”, contribuendo così alla rapida crescita del continente europeo negli anni Sessanta. È solo col passare dei decenni che essa acquisisce ulteriori competenze in tutta una serie di settori, quali il clima, la salute, le relazioni esterne, la tutela dei consumatori e così via.

“Andante”: l’ingresso di nuovi membri e il rapido sviluppoNel 1973, anche a seguito del fallimento del proprio progetto di integrazione del continente europeo (ovvero la “European Free Trade Association”), il Regno Unito, la Danimarca e l’Irlanda entrano a far parte della CEE. Nel decennio successivo, la caduta dei regimi in Spagna, Portogallo e Grecia porta all’ingresso pure di questi Paesi, elevando così il numero dei membri a dodici. Un ricordo di tale momento è costituito dalle dodici stelle della bandiera europea, adottata nel 1985, sebbene tale emblema venga utilizzato sin dagli anni Cinquanta pure dal Consiglio d’Europa .Nel frattempo, una parte consistente dei fondi europei viene destinata – oltre che alla politica agricola comune – allo sviluppo regionale, creando posti di lavoro e infrastrutture nelle aree più povere del continente. Nel 1979 il Parlamento europeo viene eletto per la prima volta direttamente dai cittadini dei vari Stati membri, mentre gli anni Ottanta e Novanta vedono la firma di vari atti che, modificando il trattato istitutivo di Roma, si propongono di integrare ulteriormente la Comunità e completare la costruzione del mercato unico. Nel frattempo, i membri continuano a crescere e pure la Germania, a seguito della riunificazione, vede accresciuta la propria importanza strategica.

“Grave”: gli anni difficiliNel 2004 sono 25 gli Stati che fanno parte dell’UE, a cui si aggiungeranno di lì a poco pure Bulgaria e Romania. In questi anni hanno tuttavia luogo anche vari avvenimenti che – a posteriori – si potrebbero identificare come l’inizio degli “anni difficili” che attualmente l’Unione sta vivendo. Il progetto di Costituzione europea, che sarebbe dovuto andare a sostituire i due trattati su cui l’UE si fondava, modificando il processo decisionale, le competenze e integrando vari simboli, viene rigettato dalle consultazioni referendarie di alcuni Paesi membri. Nel 2007 – quando il trattato di Lisbona “recupera” parte consistente delle innovazioni della Costituzione, tramite l’ennesima modifica dei trattati istitutivi – ha avvio la crisi finanziaria, che di lì a poco metterà a dura prova le finanze di vari Stati del continente. Diversi attentati terroristici contribuiscono inoltre a creare un senso di insicurezza e diffidenza nella popolazione, a cui negli ultimi anni si aggiungono la crisi della Crimea e l’accresciuto movimento migratorio, al quale l’Unione fatica a dare una risposta unitaria. Nel frattempo il numero dei membri, salito nel 2013 a 28 tramite l’ingresso della Croazia, per la prima volta nella storia si prepara a scendere. Nel giugno 2016, la popolazione del Regno Unito decide infatti di abbandonare l’Unione. È di questi giorni la notizia che mercoledì 29 marzo il governo d’Oltremanica darà formalmente comunicazione della volontà di uscire dall’UE (su cui si veda un precedente EU Update), dando avvio a negoziati il cui esito appare al momento del tutto incerto.

“Sostenuto”: rileggere la crisi?In definitiva, non è un momento facile quello in cui i l’UE si appresta a ricordare il sessantesimo anniversario della propria fondazione. Al di là dei momenti celebrativi – alla cerimonia ufficiale in Campidoglio si aggiungono varie iniziative nei Paesi membri, aperte anche al pubblico –, sembra così che né a Roma né a Bruxelles né altrove ci sia tanta voglia di festeggiare. Per provare a rileggere in chiave (pro-)positiva tale scoraggiamento generale, la Commissione europea ha pertanto presentato poche settimane fa un “libro bianco” in cui invita a discutere su cinque possibili scenari futuri per l’Europa (si veda il nostro EU Update “Cinque vie per l’Europa”). “Avanti così”, “solo il mercato unico”, “chi vuole di più fa di più”, “fare meno in modo più efficiente” e “fare molto di più insieme”, così sono chiamate le possibili strade che l’Unione potrebbe intraprendere, oscillando tra un ritorno agli albori (economici), uno sviluppo “a più velocità” e un insistere nell’attuale situazione. I politici, riuniti sabato nella Sala degli Orazi e Curiazi dove 60 anni fa furono firmati i trattati, presenteranno al termine delle celebrazioni una dichiarazione comune. Non sarà però ancora il momento di prendere posizione a proposito: decidere dove andare necessita infatti di una riflessione ben più approfondita.

Domenico Rosani

 

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EU Update „Sechzig Jahre mit verschiedenen Geschwindigkeiten”

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EU Update "Il Presidente del Consiglio europeo"

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EU Update "Cinque vie per l'Europa"

A fine marzo ricorreranno sessant’anni dalla fondazione di quella che, oggi, è l’Unione europea. L’anniversario ricorre in uno dei suoi periodi più difficili. Consapevole delle carenze manifestate, tra l’altro, con riguardo ai fenomeni migratori e della dilagante sfiducia dei cittadini, la Commissione europea sembra tuttavia voglia ora affrontare alla radice la situazione.

Un libro bianco: il contributo della Commissione

In vista delle celebrazioni di Roma del 25 marzo, la Commissione ha così presentato a inizio marzo un “libro bianco” sul futuro dell’Europa, un breve documento in cui è raccolta un’istantanea della situazione attuale e si abbozzano i diversi sentieri che l’Unione, nei prossimi anni, potrebbe seguire. Altri libri bianchi seguiranno nei prossimi mesi, fino al discorso sullo stato dell’Unione che il presidente della Commissione Juncker terrà a settembre. Come termine ultimo per “sapere dove andare” sono indicate le elezioni europee della primavera 2019.Presupposto delle riflessioni è che nessun altro Stato membro abbandoni l’UE. Le vie proposte sono cinque, allontanandosi così dalla visione binaria in cui il futuro è diviso tra “più Europa” e “meno Europa”.

L’istantanea della situazione

Prima di procedere alla presentazione dei vari scenari, la Commissione propone una sintesi della situazione odierna. Tra gli aspetti ricordati, la complessità del governo dell’Unione che rende difficile al cittadino comprendere la suddivisione delle competenze, la decrescita del rapporto tra popolazione e PIL europeo e i rispettivi valori mondiali, l’aumentare d’importanze delle economie emergenti così come il fatto che, al momento, l’UE rappresenta il mercato unico più grande del mondo. Con riguardo all’ambito sociale, l’attenzione viene posta sui livelli di disoccupazione giovanile – nonostante si tratti della generazione “più istruita che [l’Europa] abbia mai avuto” – e sulle trasformazioni in atto a più livelli. Mentre emergono nuove strutture familiari, il rapporto con il lavoro cambia radicalmente (“nell’arco di una generazione il lavoratore europeo medio è passato da un posto di lavoro a vita a più di dieci impieghi diversi nel corso della carriera”) e si profila un numero notevolissimo di nuove professioni. Cambiamenti, questi, a cui bisognerà fare fronte adeguando lo stato sociale ma anche prevedendo nuovi diritti per accompagnare l’evoluzione del mondo del lavoro. Ricordato viene, infine, l’enorme quantitativo di informazioni a cui oggigiorno si ha accesso, che rende tuttavia al cittadino sempre più difficile stare al passo delle notizie e reagire alle stesse.

I cinque scenari per l’Unione

Ecco quindi le cinque possibilità, tra cui la Commissione ritiene bisogni scegliere. La prima, intitolata “Avanti così”, propone sostanzialmente di continuare le politiche attuali, concentrandosi sull’attuazione dell’odierno programma di riforme. Il secondo scenario (“Solo il mercato unico”) contempla la possibilità di concentrarsi sugli aspetti fondamentali del mercato interno, riducendo il numero di norme e l’attivismo in settori quali l’ambiente, la tutela dei consumatori e la fiscalità. La terza via, già oggetto di discussione pubblica, diversifica le posizioni dei Paesi membri (“Chi vuole di più fa di più”): gli Stati che lo vogliono intensificano la loro collaborazione, alcune materie continuano a essere gestite per tutti a livello UE e i diritti dei cittadini parzialmente divergono in base alla nazionalità. Il quarto scenario è intitolato “Fare meno in modo più efficiente” e si propone di concentrare l’azione dell’Unione in alcuni settori, in cui produrre risultati maggiori in tempi più rapidi, tralasciando altri ambiti. Il quinto e ultimo scenario, infine, al momento pare anche quello meno probabile. Denominato “Fare molto di più insieme”, prevede infatti un attivismo più intenso dell’UE in tutte le aree politiche, con decisioni più rapide e un’Unione “rappresentata da un solo seggio nella maggior parte dei consessi internazionali”. Ricordato viene, tuttavia, il rischio di perdere ancora più la fiducia di quei segmenti della popolazione già critici verso l’UE.Con queste “riflessioni e scenari”, la Commissione vorrebbe avviare un’ampia discussione sia a livello UE che all’interno degli Stati membri. Presupposto è, tuttavia, che le celebrazioni di fine marzo non si riducano davvero a una bella scampagnata tra amici, dove – come spesso accade nelle rimpatriate – si evitano con attenzione tutti quei temi che potrebbero essere causa di accese discussioni.

Domenico Rosani

 

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EU Update „Fünf Wege für die Europäische Union”

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EU Update "Die Agentur der Grundrechte - die Schutzpatronin der Freiheit und Rechte"

 

Am 28. Februar feierte die EU-Grundrechte-Agentur (European Union Agency for Fundamental Rights, FRA), mit Sitz in Wien, ihr zehnjähriges Jubiläum. Die Agentur ist eine beratende Einrichtung der Europäischen Union zur Förderung des Menschenrechtsschutzes. Sie beschäftigt sich mit allen Rechten, die in der EU-Grundrechtecharta enthalten sind. Das betrifft Rechte bestimmter Gruppen wie Asylanten und Asylantinnen genauso wie Rechte die für jeden Menschen in dessen Alltag relevant sein können wie beispielsweise das Recht auf Datenschutz oder das Recht ein Unternehmen zu führen.

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EU Update "L'Agenzia per i diritti fondamentali - protettrice delle libertà e dei diritti"

L'EU Update di questa settimana ha come tema "L'Agenzia per i diritti fondamentali - protettrice delle libertà e dei diritti".

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EU Update "Erasmus: il “figlio prediletto” compie trent’anni"

Nelle discussioni di Bruxelles – siano dovute a meeting di lavoro, incontri con il pubblico o convegni d’alto livello – ricorre spesso una frase. “Siamo d’accordo che il più grande successo dell’Unione è il programma Erasmus”. I motivi? “Efficace negli obiettivi, facilmente comprensibile dalla popolazione, accessibile a tutti”. Erasmus, nel 2017, compie trent’anni.Era il 1987 quando i primi studenti prendevano parte al programma appena nato e intitolato all’umanista di Rotterdam. Da allora sono passati tre decenni e, come una persona, pure Erasmus è cresciuto e cambiato. Non più una possibilità limitata agli studenti universitari di trascorrere una parte dei propri studi in un altro Paese membro, bensì un’occasione aperta a molte più categorie sociali e che permette ora di viaggiare in tutto il mondo. Forse è questo il motivo per cui raramente viene ricordato come dietro il nome vi sia pure un acronimo – “European Community Action Scheme for the Mobility of University Students” – che letteralmente richiama l’obiettivo di promuovere la mobilità degli universitari.

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EU Update „Erasmus - das Lieblingskind der EU wird 30 Jahre alt”

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EU Update "EU Forststrategie für die Zukunft"

 

Es ging am Donnerstag, den 09. Februar in der gemeinsamen Vertretung in Brüssel der Europaregion Tirol/Südtirol/Trentino um die Entwicklung einer ausgearbeiteten EU-Forststrategie, welche ebenso eine nachhaltige Bewirtschaftung und Vorschläge für geeignete Finanzierungsinstrumente beinhaltet.Anwesend waren neben dem Südtiroler Vertreter Dr. Günther Unterthiner, Direktor im Amt der Forstplanung der Autonomen Provinz Bozen- Südtirol, auch VertreterInnen der Europäischen Kommission, der Aktionsgruppe 2 von EUSALP ( EU Strategy for the Alpine Region) und des Europäischen Investitionsfonds.Das Ziel der mit Trient und Tirol gemeinsam veranstalteten Konferenz war es, Forststrategien im Hinblick auf die momentane und zukünftige Situation genauer zu beleuchten, sie zu bearbeiten und zu ergänzen. Genauer gesagt, ging es ebenfalls darum, die Prioritäten der Europäischen Kommission und deren für 2018 angesetzte Halbzeitbewertung der Strategien vorzustellen.Aus der Veranstaltung waren zwei Kernbotschaften zu erkennen.

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EU Update "La strategia UE per le foreste"

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EU Update "Unione Europea: le sfide del 2017"

"Quali sono le principali sfide che l'Unione Europea dovrà affrontare nel 2017?". Agli inizi di febbraio, la Heinrich Böll Stiftung ha invitato a Bruxelles tre accademici per discutere del prossimo futuro dell'Unione. A dare gli input iniziali sono stati due accademici di diversi Paesi dell'Unione e un europarlamentare, mentre a partecipare erano membri delle rappresentanze presso l'UE e di organizzazioni non governative, lobbisti e politici .L'applicazione all'incontro della "Chatham House Rule" ha concesso alla discussione fin da subito un tono molto franco. Parlando di geopolitica, un relatore ha quindi esordito osservando come in prospettiva globale "non sia da parlare di amici o nemici, bensì quali Paesi condividano i nostri stessi interessi e quali no". D'altro canto "è cosa buona che i nemici dell'UE stiano crescendo, perché questo aumenterà pure la coesione interna.

La differente percezione delle priorità

In prospettiva dell'incontro era stato richiesto ai partecipanti di indicare quali, a loro parere, fossero le principali sfide poste all'UE nel 2017. Ai primi posti erano stati indicati il populismo, la solidarietà tra Paesi membri, la Brexit e le migrazioni. "Davvero questo sono anche le priorità della popolazione? - è stato però chiesto, retoricamente, dal pubblico - o si tratta in sostanza del pensiero di noi tecnocrati europei?" Alla popolazione, è stato osservato, interesserebbe sostanzialmente un buon livello di sicurezza sociale e vedersi coinvolta nel processo decisionale. "Per assicurare il supporto dei cittadini alla costruzione europea - così un relatore - bisogna porre al centro il welfare: un buon sistema sociale costituisce l'ossatura fondamentale della costruzione europea".

Una Brexit a due velocità?

Un tema sempre presente ma poco discusso - forse per un certo rifiuto interiore, forse per l'avvenuta elaborazione di quanto è avvenuto - è stata la decisione britannica di lasciare l'UE. Un relatore ha tuttavia proposto alla platea - nel momento in cui si torna a parlare di un'Unione Europea a più velocità - una sorta di "Brexit a due velocità": "Bisognerebbe trovare il modo per permettere alla Scozia di rimanere in qualche modo un po' dentro l'Unione Europea. Non sarà chiaramente possibile tenerla come membro dell'UE, però bisognerebbe che i rapporti con essa siano più stretti rispetto a quelli con il Regno Unito in generale". È stato quindi evidenziato un aspetto indiretto della prospettata uscita dall'UE: "Ricordiamoci - ha osservato una partecipante - che l'immagine dell'Unione nel mondo dipende in buona parte dalle informazioni che su di noi forniscono i media britannici”. In generale, l'Unione Europea verrebbe percepita positivamente nel globo, soprattutto per quanto riguarda la tutela dei diritti umani, con due eccezioni: la questione dei migranti - "dove stiamo facendo una pessima figura in mondovisione" - e la diplomazia, spesso percepita come arrogante.Con riguardo ai trattati di libero scambio, "se gli Stati Uniti fermeranno TTIP - ha osservato uno dei relatori - bisognerà essere determinati e continuare con l'intenzione originaria, ovvero concludere quanti più accordi di libero scambio possibile, in primis con i Paesi asiatici". Perché "senza negare i loro meriti - ha continuato - dobbiamo chiederci cosa sostanzialmente ci possa oggigiorno dare il rapporto con gli Stati Uniti, mentre ci sono tanti altri Paesi per noi altrettanto interessanti".

I cambiamenti e la sicurezza

Tornando alle questioni interne, l'attenzione è stata posta sulle giovani generazioni. "Bisogna dare potere alla gioventù, così che possa rivestire un ruolo nella società, – ha sottolineato un partecipante - allo stesso tempo, se non integriamo e offriamo possibilità di crescita personale ai giovani migranti "perderemo" una generazione di buone menti, ne siamo consapevoli?".Dopodiché, si è evidenziato come spesso si viene invitati a considerare la crisi come "una chance". Molte persone, tuttavia, non la pensano così. "I cambiamenti spaventano le persone, che cercano certezze - ha osservato un relatore - ma allo stesso tempo tutti si rendono conto che c'è bisogno di cambiamento". La soluzione, secondo i presenti, sarebbe "raggiungere un buon equilibrio tra cambiamento e sicurezza, coinvolgendo non solo i governi bensì pure da altri attori della società": facile a dirsi, difficile a concretizzarsi.

 

Domenico Rosani

 

 

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EU Update „Europäische Union: die Herausforderung im Jahr 2017”

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EU Update "Il trasferimento d'impresa: un interesse comune dell'arco alpino"

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EU Update „Das Europäische Solidaritätskorps”

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EU Update "Il Corpo europeo di solidarietà"

 

Annunciato a settembre 2016, a fine anno ha fatto ufficialmente il suo debutto il “Corpo europeo di solidarietà”. La nuova iniziativa della Commissione Europea si propone di rafforzare la vicinanza tra i diversi Paesi europei, permettendo ai partecipanti di fare esperienze di volontariato o di tirocinio nel proprio Stato o all’estero. Centomila i giovani – la partecipazione è aperta alle persone tra 17 e 30 anni – che la Commissione auspica di poter coinvolgere da qua al 2020.

A chi si rivolge: i destinatari e le organizzazioniL’iniziativa è pensata per chi, nelle età indicate, sia cittadino o residente di uno Stato membro oppure di Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Turchia e Macedonia. Dopo essersi iscritti nel database online, indicando le proprie competenze, ai candidati verranno regolarmente proposti dei progetti. Questi ultimi – della durata compresa tra due e dodici mesi – potranno ad esempio consistere in attività di inclusione di minoranze, protezione dell’ambiente, prevenzione di catastrofi, accoglienza dei migranti o sviluppo della partecipazione democratica. Espressamente esclusa è, invece, la partecipazione a interventi di risposta immediata alle catastrofi. Le attività potranno svolgersi sia all’estero che nel proprio Paese, sebbene un obiettivo perseguito dalla Commissione sia il sostegno alla mobilità giovanile con particolare riguardo alla realtà europea.Può chiedere di venire accreditata per il Corpo europeo di solidarietà una grande varietà di enti, sia con riguardo alla tipologia – organizzazioni governative, comuni, ONG, aziende… – sia per quanto concerne le dimensioni. Nel database si troveranno così a convivere enti attivi localmente e grandi multinazionali, essendo infatti per l’iscrizione principalmente richiesto che il progetto corrisponda ai valori e obiettivi indicati nella Carta del Corpo (potenziare l'autonomia dei partecipanti, valorizzare le loro competenze, promuovere il loro sviluppo personale, socioeducativo e professionale…). Ulteriori condizioni consistono nella necessità di porre a disposizione dei partecipanti le necessarie iniziative formative e nel garantire ai candidati, al momento della selezione, parità di trattamento, pari opportunità e non discriminazione.

Le particolarità rispetto alle possibilità esistentiGià oggi sono a disposizione dei giovani diversi programmi e servizi per accedere a progetti di volontariato o tirocinio in altri Paesi UE, quali ad esempio il Servizio volontario europeo (SVE) o l’Iniziativa per l'occupazione giovanile. Rispetto a quanto già esistente, il Corpo si caratterizza sostanzialmente per il fatto di riunire in un unico contenitore entrambi questi mondi: ai candidati iscritti al database potranno venire infatti proposte sia iniziative di volontariato – con un limitato rimborso spese e assicurazione – sia attività occupazionali. Mentre per queste ultime il riconoscimento economico della prestazione proverrà dal datore di lavoro, con riguardo alle prime il Corpo troverà fondamento finanziario nello SVE (parte di Erasmus+) e in altri programmi europei. A tal riguardo si tratta, pertanto, di un tentativo della Commissione di presentare in maniera unificata una serie di iniziative – molte delle quali già esistenti – riconducibili ai due macrosettori del volontariato e delle attività occupazionali. L’iniziativa, rispetto agli strumenti attuali talvolta dispersivi, dovrebbe così semplificare l’accesso alle relative informazioni.Nelle discussioni precedenti alla recente presentazione del Corpo, infine, in diversi avevano auspicato che le occasioni di volontariato presentate ai giovani tramite il nuovo portale non celassero surrettiziamente dei posti di lavoro. Si attende l’applicazione concreta per verificare se i criteri adottati dalla Commissione abbiano a proposito efficacemente svolto un ruolo di discrimine, a garanzia dei “veri” progetti di volontariato.

I vantaggi per i partecipantiLa presentazione di tante iniziative sotto un unico label dovrebbe, come detto, aiutare i giovani a venirne a conoscenza e a informarsi a proposito. Negli intenti della Commissione, la partecipazione al Corpo dovrebbe inoltre costituire per i partecipanti un’importante esperienza formativa, “vendibile” anche al momento della ricerca di un posto di lavoro. Tramite una maggiore mobilità giovanile la Commissione vorrebbe infine sostenere lo sviluppo di una solidarietà transnazionale tra i popoli dei Paesi membri, il cui bisogno ultimamente tanto si avverte.

 

Domenico Rosani

 

 

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EU Update „Brexit: Etappen eines unerforschten Weges”

 

 

Das Brexit-Referendum letzten Junis hat ein Verfahren in Gang gesetzt, das bisher noch nie von einem Mitgliedstaat beschritten wurde. Nur seit der letzten Änderung der europäischen Verträge durch Lissabon ist nämlich ausdrücklich vorgesehen, dass ein Staat aus der Union austreten darf. Vor dieser Novelle war die Möglichkeit in der Lehre breit diskutiert worden, es handelte sich aber eher um eine akademische Debatte. Die Ungewissheit bezüglich der normativen Regelung eines solchen Austritts war kein Grund zur Sorge, da man davon ausging, dass sowieso kein Land davon Gebrauch gemacht hätte.Nach den Ausgaben von EU Update vom 28. April und 6. Oktober letzten Jahres möchte man hier nun die juristischen Aspekte eines solchen unerforschten Weges durchleuchten.

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EU Update "Brexit: tappe di una via inesplorata"

L'EU Update di questa settimana ha come tema "Brexit: tappe di una via inesplorata".

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EU Update "L'elezione del Presidente del Parlamento europeo"

La legislatura del Parlamento europeo ha una durata quinquennale ma il mandato del suo Presidente scade dopo due anni e mezzo. Il Presidente dimissionario Martin Schulz è stato infatti in carica per cinque anni, divisi su due legislature.

Il Presidente coordina le attività del parlamento e ne preside le sedute, oltre a rappresentarlo nelle relazioni con le altre istituzioni e all’esterno.

I presidenti eletti sono stati tendenzialmente espressione di un accordo fra i due maggiori gruppi politici che siedono nel Parlamento (in questo caso il Partito Popolare europeo -PPE e l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici –S&D): tale accordo ha garantito un’ampia maggioranza al Presidente e l’alternanza, laddove non c’è un gruppo con una maggioranza assoluta nell’emiciclo.

Questa elezione, che si terrà il 17 gennaio 2017, promette invece al momento di rappresentare un’eccezione. I due gruppi politici più grandi non hanno infatti trovato fino ad oggi un accordo e presentano entrambi un candidato.

Il Partito Popolare europeo ha scelto Antonio Tajani: già Commissario europeo ai Trasporti prima e all’Industria dopo, attualmente è Vicepresidente del Parlamento europeo.Il parlamentari del gruppo S&D hanno invece indicato il proprio capogruppo, Gianni Pittella, parlamentare europeo dal 1999.Gli altri candidati, che secondo gli analisti hanno meno possibilità di essere eletti , sono: Guy Verhofstadt per l’Alleanza dei Democratici e Liberali Europei (ALDE), Helga Stevens per i Conservatori e Riformisti europei (ECR), Eleonora Florenza per la Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica (GUE/NGL), Jean Lambert per i Verdi/Alleanza Libera Europea (G/EFA), Laurentiu Rebega per l’Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF).

Come si elegge il Presidente del Parlamento europeo?

Lo scrutinio è segreto e l’elezione avviene a maggioranza assoluta dei membri del Parlamento. Se tale maggioranza non viene raggiunta dopo tre scrutini, il quarto rappresenta una sorta di “ballottaggio” fra i due candidati che avevano ottenuto il maggior numero di voti nel terzo scrutinio.

 

 Giulia Chiarel

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EU Update „Wahl des EU-Parlamentspräsidenten”

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