A fine marzo ricorreranno sessant’anni dalla fondazione di quella che, oggi, è l’Unione europea. L’anniversario ricorre in uno dei suoi periodi più difficili. Consapevole delle carenze manifestate, tra l’altro, con riguardo ai fenomeni migratori e della dilagante sfiducia dei cittadini, la Commissione europea sembra tuttavia voglia ora affrontare alla radice la situazione.

Un libro bianco: il contributo della Commissione

In vista delle celebrazioni di Roma del 25 marzo, la Commissione ha così presentato a inizio marzo un “libro bianco” sul futuro dell’Europa, un breve documento in cui è raccolta un’istantanea della situazione attuale e si abbozzano i diversi sentieri che l’Unione, nei prossimi anni, potrebbe seguire. Altri libri bianchi seguiranno nei prossimi mesi, fino al discorso sullo stato dell’Unione che il presidente della Commissione Juncker terrà a settembre. Come termine ultimo per “sapere dove andare” sono indicate le elezioni europee della primavera 2019.
Presupposto delle riflessioni è che nessun altro Stato membro abbandoni l’UE. Le vie proposte sono cinque, allontanandosi così dalla visione binaria in cui il futuro è diviso tra “più Europa” e “meno Europa”.

L’istantanea della situazione

Prima di procedere alla presentazione dei vari scenari, la Commissione propone una sintesi della situazione odierna. Tra gli aspetti ricordati, la complessità del governo dell’Unione che rende difficile al cittadino comprendere la suddivisione delle competenze, la decrescita del rapporto tra popolazione e PIL europeo e i rispettivi valori mondiali, l’aumentare d’importanze delle economie emergenti così come il fatto che, al momento, l’UE rappresenta il mercato unico più grande del mondo. Con riguardo all’ambito sociale, l’attenzione viene posta sui livelli di disoccupazione giovanile – nonostante si tratti della generazione “più istruita che [l’Europa] abbia mai avuto” – e sulle trasformazioni in atto a più livelli. Mentre emergono nuove strutture familiari, il rapporto con il lavoro cambia radicalmente (“nell’arco di una generazione il lavoratore europeo medio è passato da un posto di lavoro a vita a più di dieci impieghi diversi nel corso della carriera”) e si profila un numero notevolissimo di nuove professioni. Cambiamenti, questi, a cui bisognerà fare fronte adeguando lo stato sociale ma anche prevedendo nuovi diritti per accompagnare l’evoluzione del mondo del lavoro. Ricordato viene, infine, l’enorme quantitativo di informazioni a cui oggigiorno si ha accesso, che rende tuttavia al cittadino sempre più difficile stare al passo delle notizie e reagire alle stesse.

I cinque scenari per l’Unione

Ecco quindi le cinque possibilità, tra cui la Commissione ritiene bisogni scegliere. La prima, intitolata “Avanti così”, propone sostanzialmente di continuare le politiche attuali, concentrandosi sull’attuazione dell’odierno programma di riforme. Il secondo scenario (“Solo il mercato unico”) contempla la possibilità di concentrarsi sugli aspetti fondamentali del mercato interno, riducendo il numero di norme e l’attivismo in settori quali l’ambiente, la tutela dei consumatori e la fiscalità. La terza via, già oggetto di discussione pubblica, diversifica le posizioni dei Paesi membri (“Chi vuole di più fa di più”): gli Stati che lo vogliono intensificano la loro collaborazione, alcune materie continuano a essere gestite per tutti a livello UE e i diritti dei cittadini parzialmente divergono in base alla nazionalità. Il quarto scenario è intitolato “Fare meno in modo più efficiente” e si propone di concentrare l’azione dell’Unione in alcuni settori, in cui produrre risultati maggiori in tempi più rapidi, tralasciando altri ambiti. Il quinto e ultimo scenario, infine, al momento pare anche quello meno probabile. Denominato “Fare molto di più insieme”, prevede infatti un attivismo più intenso dell’UE in tutte le aree politiche, con decisioni più rapide e un’Unione “rappresentata da un solo seggio nella maggior parte dei consessi internazionali”. Ricordato viene, tuttavia, il rischio di perdere ancora più la fiducia di quei segmenti della popolazione già critici verso l’UE.
Con queste “riflessioni e scenari”, la Commissione vorrebbe avviare un’ampia discussione sia a livello UE che all’interno degli Stati membri. Presupposto è, tuttavia, che le celebrazioni di fine marzo non si riducano davvero a una bella scampagnata tra amici, dove – come spesso accade nelle rimpatriate – si evitano con attenzione tutti quei temi che potrebbero essere causa di accese discussioni.


Domenico Rosani

 

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