Nelle discussioni di Bruxelles – siano dovute a meeting di lavoro, incontri con il pubblico o convegni d’alto livello – ricorre spesso una frase. “Siamo d’accordo che il più grande successo dell’Unione è il programma Erasmus”. I motivi? “Efficace negli obiettivi, facilmente comprensibile dalla popolazione, accessibile a tutti”. Erasmus, nel 2017, compie trent’anni.
Era il 1987 quando i primi studenti prendevano parte al programma appena nato e intitolato all’umanista di Rotterdam. Da allora sono passati tre decenni e, come una persona, pure Erasmus è cresciuto e cambiato. Non più una possibilità limitata agli studenti universitari di trascorrere una parte dei propri studi in un altro Paese membro, bensì un’occasione aperta a molte più categorie sociali e che permette ora di viaggiare in tutto il mondo. Forse è questo il motivo per cui raramente viene ricordato come dietro il nome vi sia pure un acronimo – “European Community Action Scheme for the Mobility of University Students” – che letteralmente richiama l’obiettivo di promuovere la mobilità degli universitari.


La crescita di Erasmus
Gli inizi non sono stati del tutto pacifici, essendo stati caratterizzati da alcune diatribe tra Commissione, Consiglio e Paesi membri che portarono pure a una causa innanzi alla Corte di Giustizia dell’UE . Nel 1987, tuttavia, riuscirono a partire i primi tremila studenti; un numero, questo, destinato ad aumentare notevolmente negli anni a venire. Si calcola infatti che, fino ad oggi, siano oltre 9 milioni le persone che ne abbiano usufruito.
L’ultima tappa della “crescita” di Erasmus risale a fine 2013, quando, nell’approvare il piano 2014-2020, le istituzioni europee hanno deciso di aumentare del 40% i suoi fondi (pari, in totale per i sette anni, a 14,7 miliardi di euro, costituendo così uno dei principali fondi diretti UE). Al tempo stesso, Erasmus ha incorporato e ampliato ulteriori linee di finanziamento per la formazione e la mobilità. All’interno del nuovo programma, divenuto “Erasmus+”, si rinvengono così non soltanto incentivi per studenti universitari, ma pure sostegni per il personale docente, per migranti, per tirocinanti, per le istituzioni del settore, il volontariato e altro ancora. Allo stesso tempo, pure altre iniziative di mobilità fanno leva sulla notorietà di questo programma, utilizzando lo stesso nome – si veda l’“Erasmus per giovani imprenditori” – nonostante siano collegate ad altre linee di finanziamento (COSME, il programma per le piccole e medie imprese) e strutturate diversamente.


I vantaggi per gli studenti
Con riferimento al target originario, gli studenti universitari, i vantaggi di prendere parte a Erasmus sono molteplici. Non solo il miglioramento delle competenze linguistiche e maggiori chance lavorative, bensì anche l’occasione di arricchire il proprio bagaglio accademico visitando istituzioni di ricerca estere. Al contempo, tali scambi rappresentano per l’Europa uno straordinario strumento per aumentare la solidarietà e conoscenza reciproca tra cittadini dei Paesi membri. “Gli Erasmus – un’altra frase che a Bruxelles spesso ricorre, impersonificando nel nome del programma gli studenti che vi prendono parte – sono i migliori ambasciatori del sogno europeo”.
Oltre 9 milioni le persone che dal 1987 ad oggi hanno preso parte al programma. Circa la metà è costituita da studenti, mentre i restanti sono suddivisi tra le varie altre possibilità offerte (si vedano i link di approfondimento). Nel 2014/2015 la maggior parte di essi – o, meglio, esse: il 61% erano donne – proveniva da istituzioni accademiche francesi, germaniche, inglesi, italiane e polacche. Le destinazioni più ambite, al contempo, sono state la Spagna, la Germania, il Regno Unito, la Francia e l’Italia.


Sovvenzioni più alte?
La sovvenzione mensile media, per gli studenti, è attualmente pari a 281 euro. Un aspetto, questo, che con sempre maggiore frequenza viene indicato come il tallone d’Achille del programma. Sebbene sia aumentato rispetto al passato, e l’Unione Europea incentivi con dei finanziamenti supplementari i partecipanti provenienti da situazioni economicamente o socialmente più delicate, l’ammontare della sovvenzione copre infatti solo una limitata parte delle spese che ci si trova ad affrontare trasferendosi in un altro Paese. In vista della definizione del nuovo programma settennale post 2020, da più parti si stanno levando voci che insistono sulla necessità di aumentare ulteriormente il budget di Erasmus+, riconoscendogli così – definitivamente – lo stato di “figlio prediletto” dell’Unione Europea.

Domenico Rosani

 

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