"Quali sono le principali sfide che l'Unione Europea dovrà affrontare nel 2017?". Agli inizi di febbraio, la Heinrich Böll Stiftung ha invitato a Bruxelles tre accademici per discutere del prossimo futuro dell'Unione. A dare gli input iniziali sono stati due accademici di diversi Paesi dell'Unione e un europarlamentare, mentre a partecipare erano membri delle rappresentanze presso l'UE e di organizzazioni non governative, lobbisti e politici .
L'applicazione all'incontro della "Chatham House Rule" ha concesso alla discussione fin da subito un tono molto franco. Parlando di geopolitica, un relatore ha quindi esordito osservando come in prospettiva globale "non sia da parlare di amici o nemici, bensì quali Paesi condividano i nostri stessi interessi e quali no". D'altro canto "è cosa buona che i nemici dell'UE stiano crescendo, perché questo aumenterà pure la coesione interna.

La differente percezione delle priorità

In prospettiva dell'incontro era stato richiesto ai partecipanti di indicare quali, a loro parere, fossero le principali sfide poste all'UE nel 2017. Ai primi posti erano stati indicati il populismo, la solidarietà tra Paesi membri, la Brexit e le migrazioni. "Davvero questo sono anche le priorità della popolazione? - è stato però chiesto, retoricamente, dal pubblico - o si tratta in sostanza del pensiero di noi tecnocrati europei?" Alla popolazione, è stato osservato, interesserebbe sostanzialmente un buon livello di sicurezza sociale e vedersi coinvolta nel processo decisionale. "Per assicurare il supporto dei cittadini alla costruzione europea - così un relatore - bisogna porre al centro il welfare: un buon sistema sociale costituisce l'ossatura fondamentale della costruzione europea".

Una Brexit a due velocità?

Un tema sempre presente ma poco discusso - forse per un certo rifiuto interiore, forse per l'avvenuta elaborazione di quanto è avvenuto - è stata la decisione britannica di lasciare l'UE. Un relatore ha tuttavia proposto alla platea - nel momento in cui si torna a parlare di un'Unione Europea a più velocità - una sorta di "Brexit a due velocità": "Bisognerebbe trovare il modo per permettere alla Scozia di rimanere in qualche modo un po' dentro l'Unione Europea. Non sarà chiaramente possibile tenerla come membro dell'UE, però bisognerebbe che i rapporti con essa siano più stretti rispetto a quelli con il Regno Unito in generale". È stato quindi evidenziato un aspetto indiretto della prospettata uscita dall'UE: "Ricordiamoci - ha osservato una partecipante - che l'immagine dell'Unione nel mondo dipende in buona parte dalle informazioni che su di noi forniscono i media britannici”. In generale, l'Unione Europea verrebbe percepita positivamente nel globo, soprattutto per quanto riguarda la tutela dei diritti umani, con due eccezioni: la questione dei migranti - "dove stiamo facendo una pessima figura in mondovisione" - e la diplomazia, spesso percepita come arrogante.
Con riguardo ai trattati di libero scambio, "se gli Stati Uniti fermeranno TTIP - ha osservato uno dei relatori - bisognerà essere determinati e continuare con l'intenzione originaria, ovvero concludere quanti più accordi di libero scambio possibile, in primis con i Paesi asiatici". Perché "senza negare i loro meriti - ha continuato - dobbiamo chiederci cosa sostanzialmente ci possa oggigiorno dare il rapporto con gli Stati Uniti, mentre ci sono tanti altri Paesi per noi altrettanto interessanti".


I cambiamenti e la sicurezza

Tornando alle questioni interne, l'attenzione è stata posta sulle giovani generazioni. "Bisogna dare potere alla gioventù, così che possa rivestire un ruolo nella società, – ha sottolineato un partecipante - allo stesso tempo, se non integriamo e offriamo possibilità di crescita personale ai giovani migranti "perderemo" una generazione di buone menti, ne siamo consapevoli?".
Dopodiché, si è evidenziato come spesso si viene invitati a considerare la crisi come "una chance". Molte persone, tuttavia, non la pensano così. "I cambiamenti spaventano le persone, che cercano certezze - ha osservato un relatore - ma allo stesso tempo tutti si rendono conto che c'è bisogno di cambiamento". La soluzione, secondo i presenti, sarebbe "raggiungere un buon equilibrio tra cambiamento e sicurezza, coinvolgendo non solo i governi bensì pure da altri attori della società": facile a dirsi, difficile a concretizzarsi.

 

Domenico Rosani

 

 

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