L’acqua è indispensabile per la vita: si tratta di una risorsa essenziale per l’umanità che genera e sostiene la prosperità economica e sociale, oltre a rappresentare un elemento centrale degli ecosistemi naturali e della regolazione del clima. La direttiva quadro sulle acque dell’Unione europea, adottata nel 2000, rappresenta una pietra miliare nella politica europea di protezione delle acque e ha introdotto un approccio pionieristico alla tutela delle risorse idriche sulla base di formazioni geografiche naturali: i bacini idrografici. Ha impostato un nuovo standard per la gestione sostenibile delle risorse idriche e severe richieste di implementazione. Ha inoltre stabilito scadenze precise e fissato il 2015 come termine ultimo entro il quale tutte le acque europee avrebbero dovuto essere in buone condizioni. Oggi, all’inizio del secondo periodo di gestione, vi sono numerose indicazioni del mancato raggiungimento degli obiettivi preposti, nonostante i vari programmi di azione implementati. Ci si chiede quindi se sia stato scelto l’approccio sbagliato e quali azioni siano necessarie per raggiungere gli obiettivi ambientali a lungo termine.


L’implementazione della direttiva rappresenta una sfida altamente tecnica condivisa dagli stati membri, dalla Commissione, dagli stakeholders e dalle ONG. Inoltre, molti bacini fluviali sono internazionali e attraversano confini amministrativi e territoriali, motivo per cui un approccio comune è cruciale per un’implementazione efficacie della direttiva. La Common Implementation Strategy prevede infatti la costruzione di una piattaforma di collaborazione tra esperti di implementazione, per lo scambio di informazioni, di esperienze e buone pratiche.
Nonostante l’implementazione di svariati piani di azione strategici, in molti paesi membri permane un urgente bisogno di velocizzare i processi di attuazione delle misure previste: al momento solo il 15% delle acque fluviali ha raggiunto l’obiettivo prefissato dalla direttiva, ovvero un buono stato delle acque entro il 2015. A livello europeo in generale, il 23% delle misure previste dalla direttiva sono state dichiarate implementate, il 66% in corso di attuazione e l’11% non ancora avviate.
Tra le mancanze del piani di gestione dei bacini idrografici vi sono diversi aspetti: la logica di intervento indicata dalla direttiva non è sempre stata seguita, le misure non sono sempre state sufficientemente ambiziose, il monitoraggio e l’analisi sono spesso stati insufficienti, il principio del recupero dei costi è stato applicato solo parzialmente. A causa di questi difetti, le speranze per il prossimo ciclo del piano di gestione non sono molto rosee, e ci si aspetta un miglioramento dello stato delle acque inferiore al 10%. Secondo diversi esperti, è necessario accelerare l’implementazione e comprendere come superare queste barriere sistematiche: abbiamo infatti assistito a un investimento eccessivamente ridotto nel campo della gestione idrica (durante il primo ciclo di implementazione sono stati investiti €300 miliardi).
Relativamente agli sviluppi futuri, si può prevedere una valutazione e revisione della legislazione in materia di acque, in particolare per quanto riguarda le direttive Drinking Water Directive, Urban Waste Water Treatment Directive, Water Framework Directive, Floods Directive ed Environmental Quality Standards Directive. Inoltre l’iniziativa Major Implementation Support, volta a rinforzare la Common Implementation Strategy migliorerà probabilmente l’accesso ai finanziamenti, sarà collegata ai programmi della Urban Agenda per stimolare il ruolo delle città e prevedrà la gestione della scarsità idrica e una connessione infrasettoriale con le politiche agricole. In generale le aspettative possono migliorare solamente grazie a un impegno più deciso e rapido nell’attuazione delle misure di implementazione.
Infine, va sottolineato come la partecipazione e il sostegno dell’opinione pubblica siano elementi essenziali per la protezione delle acque. Senza un sostegno popolare, la regolamentazione non sortirà gli effetti sperati. I cittadini europei devono rivestire un ruolo chiave nell’attuazione della direttiva quadro sulle acque e aiutare i governi a trovare un equilibrio tra le questioni sociali, ambientali ed economiche di cui tenere conto.
Lisa Bringhenti

 

 

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