Le città sono sempre più spesso riconosciute come la sede principale della crescita economica mondiale, nonché come i luoghi dell’innovazione culturale e tecnologica internazionale. Tuttavia, se le città si configurano come luoghi dal forte potenziale di sviluppo, esse sono anche luoghi in cui si concentrano elevati tassi di disoccupazione e di inquinamento e dove si manifestano con forza gravi forme di segregazione sociale e povertà. Queste due tendenze opposte hanno imposto da anni una riflessione sulla necessità di rafforzare l’attenzione riservata allo sviluppo urbano all’interno delle politiche dell’Unione e di incrementare la partecipazione del livello locale nei meccanismi di governance europea.
 
Dopo quasi 20 anni dal primo tentativo di approvare un documento che fissasse uno schema di priorità di azione per le città europee , il 30 maggio 2016, i 28 ministri responsabili per le questioni urbane degli Stati membri dell’UE hanno approvato il “Patto di Amsterdam” il quale istituisce l’Agenda urbana dell’UE e ne stabilisce i suoi principi fondamentali. L’accordo è stato fortemente voluto e promosso dalla Presidenza del Consiglio olandese che ha individuato nella questione urbana una priorità per il proprio semestre, pianificando, a partire da gennaio 2016, un programma serrato di lavori, eventi e workshop dalla vocazione fortemente partecipativa e multisettoriale.
 
Il Patto di Amsterdam, pur avendo natura esclusivamente intergovernativa, è stato firmato alla presenza della Commissione europea e di rappresentanti di altre istituzioni dell'UE e di alcune città in concomitanza con un evento dedicato ai city makers europei, nel quale è stata chiarita ulteriormente la strategia operativa per garantire che l’Agenda non abbia solo un valore simbolico.

L’istituzione dell’Agenda urbana prevede che l’UE si impegni, nei limiti delle proprie competenze, a favorire il più possibile lo sviluppo urbano sostenibile attraverso il miglioramento della regolazione europea che interessa le città; una maggiore attenzione e semplificazione dei programmi di finanziamento europei al fine di facilitare l’accesso alle città; la creazione di una piattaforma europea per lo scambio di conoscenze e per favorire l’ideazione di politiche innovative per il governo delle città in Europa.

Nonostante la varietà di fondi che di fatto vengono investiti nelle aree urbane o che finanziano programmi dedicati alle città (è il caso, per esempio, di URBACT), l’Agenda urbana non sarà connessa in maniera diretta a nessun finanziamento europeo ma prevede piuttosto lo sviluppo di 12 partenariati, uno per ciascuna delle 12 sfide urbane individuate nel corso della sua elaborazione, grazie ai quali gli Stati membri, le istituzioni dell'UE e i portatori d'interesse, come le ONG e i partner commerciali, potranno collaborare su un piano di parità all'elaborazione di soluzioni comuni per migliorare le aree urbane nell'Unione europea.

I 12 temi su cui si concentra l’Agenda urbana sono:

• la riduzione della povertà urbana;
• la creazione di un maggior numero di posti di lavoro di migliore qualità;
• l’housing;
• l’inclusione di migranti e rifugiati;
• l’uso sostenibile del suolo, la riduzione dello sprawl e l’incremento degli spazi verdi in città;
• l’economia circolare;
• l’adattamento climatico;
• la transizione energetica;
• la mobilità urbana;
• la qualità dell’aria;
• la transizione digitale e l’innovazione;
• la sostenibilità negli acquisti pubblici.
 
Attualmente sono state attivate 4 partnership pilota alle quali partecipano diversi attori pubblici e privati europei selezionati a seconda delle proprie esperienze sui temi che stanno alla base dell’Agenda. Nei prossimi mesi anche le altre partnership saranno attivate e, nonostante il numero di attori che comporranno ufficialmente quest’ultime sarà limitato, le sfide che la nuova Agenda si propone di superare richiedono e offrono spazi di azione per tutti gli attori urbani europei.
 

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