La riforma della cooperazione italiana allo sviluppo (l. 125/2014) è stata presentata oggi a Bruxelles. L’evento ha visto la partecipazione del Vice – Ministro per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Mario Giro, del Direttore Generale per la cooperazione allo Sviluppo Giampaolo Cantini, della Direttrice dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo Laura Frigenti e del Direttore per lo sviluppo economico della Cassa Depositi e Prestiti Bernardo Bini Smaghi.

La riforma prevede l’aumento delle risorse da investire nella cooperazione (240 milioni per il 2017) e una nuova architettura istituzionale per tale settore, con la creazione di un’autonoma banca per lo sviluppo, la Cassa Depositi e Prestiti, e della agenzia per la cooperazione (AIC). Saranno inoltre rafforzati il ruolo della società civile e del settore privato. Nel processo consultivo e propositivo si attribuirà maggior peso ai diversi livelli di governo, attraverso il ruolo chiave del Consiglio nazionale per la cooperazione, di cui è parte anche la Provincia autonoma di Trento tramite l’assessorato alla cooperazione allo sviluppo.

Il sistema della cooperazione allo sviluppo in Italia rimarrà basato sul sistema dei grant ma verrà dato un grande impulso all’utilizzo dei prestiti e delle blending facilities. Attualmente gli investimenti ammontano a 350 milioni di euro su 1000 progetti in corso e il trend è in crescita: se nel 2010 gli investimenti per la cooperazione non superavano lo 0,15% del PIL, entro il 2018 essi toccheranno quota 0,28%.

In tale ottica, grande portata innovativa riveste la Cassa Depositi e Prestiti, definita dal Vice-Ministro Giro “il nuovo braccio finanziario della cooperazione allo sviluppo in Italia” e pienamente operativa sulle blending facilities a partire dal 1 luglio 2016.

 

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Il focus della cooperazione allo sviluppo italiana per il prossimo biennio è fissato nelle seguenti quattro priorità tematiche:

1. gestione dei flussi migratori, in armonia con il Migration Compact proposto dall’Italia all’Unione europea
2. valorizzazione del patrimonio culturale
3. aumento da 20 a 27 dei beneficiari tra cui in particolare l’Africa sub sahariana e i Paesi del mediterraneo
4. maggiore interazione con il settore privato

In riferimento a quest’ultimo aspetto la Direttrice dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo Laura Frigenti sottolinea come sia necessario creare una cornice organizzativa coerente all’interno della quale favorire l’incontro e la collaborazione tra i soggetti appartenenti al settore del non-profit e agli enti imprenditoriali, al fine di creare nei Paesi partner nuove e durature prospettive di lavoro, sviluppo e crescita.

Il report integrale dell'evento sarà disponibile a breve su questo sito.

 

 

 

 

 

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