La dimensione sociale in Europa si è sviluppata progressivamente durante tutto il processo di integrazione europeo con la creazione di leggi, fondi economici e strumenti comunitari per coordinare e monitorare le politiche nazionali. L'Unione Europea ha sempre incoraggiato gli Stati membri a condividere le proprie strategie nei settori quali l'inclusione sociale, la povertà e le pensioni e sostenuto le diverse proposte da parte della Commissione.


Tuttavia le competenze dell'Unione europea in campo sociale sono limitate poiché, per quanto riguarda l’occupazione e le politiche sociali, sono i governi nazionali a giocare un ruolo principale. Questo significa che sono i governi nazionali e non l’Unione a decidere sulle politiche salariali, e quindi su temi quali il salario minimo, gli accordi collettivi, le pensioni e le indennità di disoccupazione.

L’UE ha però voce in capitolo. Alcuni dei principi fondamentali come la parità di retribuzione tra le donne e gli uomini e il diritto dei lavoratori di muoversi liberamente all'interno dell'UE erano già inclusi nei Trattati di Roma del 1957. In seguito, per facilitare lo spostamento dei lavoratori all’interno del territorio europeo, sono state introdotte nuove leggi per il reciproco riconoscimento dei titoli di studio, garantire il trattamento medico all'estero ed assicurare che i diritti pensionistici già acquisiti in patria non vadano perduti nel nuovo paese di impiego. Ci sono anche regole europee piè moderne sulle condizioni di lavoro, sull’orario di lavoro o sul part-time, e anche leggi per combattere la discriminazione sul luogo di lavoro e per assicurare la sicurezza e la salute dei lavoratori. L’UE integra e supporta gli stati membri nel loro sforzo per organizzare l’assistenza sanitaria e migliorare la salute dei cittadini europei attraverso finanziamenti e normative su una vasta sfera di argomenti, quali prodotti e servizi sanitari, sicurezza alimentare, lotta alle malattie, aria pulita o salute sul posto di lavoro.

Oggi l’UE si trova ad affrontare due principali problemi sociali: la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, causata dalla crisi economica dello scorso decennio, e l’invecchiamento demografico, che porterà l’UE ad avere tra le popolazioni più anziane del mondo. In più, progresso tecnologico, la globalizzazione e la crescita del settore dei servizi hanno portato a una trasformazione del mondo del lavoro, che si riflette nella crescita dell’economia di condivisione e delle sue forme di impiego più flessibili.

Per affrontare queste sfide, l’UE ha sviluppato negli anni un grande numero di iniziative per i cittadini europei.
Tra le iniziative più importanti troviamo il Pilastro europeo dei diritti sociali, che ha lo scopo di promuovere nuovi e più efficaci diritti per i cittadini e di creare un mercato del lavoro e dei sistemi di welfare più equi e ben funzionanti. Il Pilastro si basa su venti principi chiave e comprende diverse iniziative, di natura legale, incentrate principalmente su tre aree: uguali opportunità e accesso al mercato del lavoro; condizioni di lavoro eque; protezione sociale adeguata e sostenibile.
Una seconda iniziativa è il Fondo sociale europeo: esso è lo strumento principale dell’Unione europea per la promozione dell’occupazione e dell’inclusione sociale. L’obbiettivo principale del fondo è permettere ai cittadini europei di acquisire nuove competenze e di conseguenza a trovare lavoro più facilmente. Gli eurodeputati sono al lavoro per una versione semplificata del fondo con una specifica attenzione per i bambini e i giovani. Il Fondo sociale europeo plus riunirà diversi programmi e fondi già attivi così da offrire un sostegno meglio indirizzato e integrato.
Di particolare importanza in questi anni è stato il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che fornisce un supporto a quei lavoratori che perdono l’impiego a causa di cambiamenti dei modelli di commercio globali. Questo ad esempio avviene quando un’azienda chiude oppure delocalizza la produzione al di fuori dell’Europa. Gli eurodeputati sono al lavoro al momento su nuove regole che rendano il fondo più accessibile e pronto a rispondere alle sfide del futuro per il periodo post-2020. Il FEG potrà così essere utilizzato anche per problemi legati alla digitalizzazione e ai cambiamenti dell'ambiente (come la transizione all’economia a basse emissioni di carbonio).
Per mettere in contatto imprese e possibili candidati è stata create la Rete europea di servizi per l’impiego (chiamata EURES). Essa è la rete per la mobilità lavorativa che fornisce informazioni, orientamento e servizi di reclutamento a persone in cerca di impiego e imprese in cerca di personale.
Infine, per combattere la disoccupazione giovanile, nel 2013 gli stati membri hanno approvato il lancio del programma Garanzia per i giovani, un'iniziativa europea che offre a tutti i giovani al di sotto dei 25 anni proposte di lavoro di qualità, formazione, tirocinio, apprendistato entro quattro mesi dalla fine degli studi o dall’inizio del periodo di disoccupazione.

Marco Vento

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