Che sostenibilità sia una delle parole chiave dell’Unione Europea degli ultimi anni è un dato di fatto: non esiste praticamente evento o comunicato stampa ufficiale della Commissione che non contenga tale parola. Negli ultimi giorni si sono susseguiti degli eventi di alto livello a Bruxelles che, da punti di vista differenti, si sono occupati della necessità di un’economia europea più sostenibile. Tra gli altri, si segnalano la Settimana Europea dell’Energia Sostenibile 2019 (EUSEW2019), il Forum dell’Economia europea di Bruxelles (EUBEF2019) e l’evento di presentazione del documento del Comitato Economico e Sociale “L’economia sostenibile di cui abbiamo bisogno”. Il leitmotiv di questi eventi è la transizione verso un’economia sostenibile. Ma cos’ha fatto l’Europa - e cosa dovrà fare nei prossimi anni - per raggiugere uno stato di sostenibilità della propria economia e, soprattutto, cosa significa sviluppo sostenibile?


Secondo la definizione, lo sviluppo sostenibile intende rispondere alle esigenze delle generazioni attuali senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni. Esso prevede un approccio globale che tenga conto degli aspetti economici, sociali e ambientali in modo che le varie componenti si rafforzino reciprocamente. I fattori da considerare sono quindi molteplici e coinvolgono spesso molteplici stati (idealmente tutti).

Le Nazioni Unite hanno adottato nel 2015 l’Agenda 2030, che costituisce il nuovo quadro di sviluppo sostenibile globale e stabilisce 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che gli stati dovrebbero raggiungere entro tale data. L'impegno è focalizzato sulla riduzione della povertà e sul conseguimento di uno sviluppo sostenibile entro il 2030 a livello mondiale, garantendo che nessuno rimanga escluso. In questo senso, gli obiettivi contribuiscono a promuovere la convergenza tra i paesi dell’Unione europea, all’interno delle società e con il resto del mondo.

Gli obiettivi puntano a un equilibrio fra le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: l'elemento economico, quello sociale e quello ambientale.
Essi forniscono target concreti per i prossimi 15 anni, incentrati, tra l’altro, su:
- la dignità umana
- la stabilità regionale e mondiale
- un pianeta sano
- società eque e resilienti
- la prosperità economica.

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati approvati al livello politico più alto dell’UE e gettano le basi per le future politiche e attività. Le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri, comprese le autorità regionali e locali, collaborano strettamente per garantire un migliore coordinamento. L’Unione europea oltre ad aver integrato da anni gli obiettivi di sviluppo sostenibile all’interno delle sue politiche, ha sviluppato dagli strumenti di valutazione dell’avanzamento rispetto agli obbiettivi. Tali indicatori sono aggiornati ogni anno e permettono un confronto interattivo tra i il livello raggiunto nei diversi stati membri e a livello di Unione attraverso uno strumento dedicato sulla piattaforma Eurostat.

Gli indicatori coprono aspetti diversi della vita e dell’economia europea. Durante il Forum dell’Economia europea, ad esempio, si è affrontata largamente la necessità di una transizione verso un’economia più inclusiva, che riduca le disuguaglianze e offra uno standard di vita dignitoso che rispetti l’ambiente (Obiettivo 8). Da più parti, infatti, è sentita la necessità di un nuovo modello economico europeo che riduca le disuguaglianze, sia interne agli stati che tra gli stati stessi. Inoltre, la chiusura commerciale a cui si sta assistendo a livello mondiale e la digitalizzazione pongono i decisori economici e politici europei di fronte a nuove sfide. La strategia che la Commissione propone è di aumentare l’integrazione dei mercati europei, completare l’Unione Monetaria Europea e impostare una politica di tassazione comune che fissi un livello di aliquota minimo, impedendo alle multinazionali di spostare le loro sedi da uno Stato all’altro alla ricerca del maggior profitto economico.

Inoltre, la Commissione vuole continuare a proporsi come attore chiave della politica commerciale dell’intera Unione europea e del mondo, per scongiurare le chiusure al commercio internazionale e la caduta dell’attuale sistema di controllo sulle dispute commerciali internazionali.

Un ruolo importante nella transizione economica sarà rivestito dal settore energetico, i cui principali stakeholder si sono riuniti nei giorni scorsi a Bruxelles nell’ambito dell’edizione 2019 della “Settimana Europea dell’Energia Sostenibile”. Durante questa serie di eventi e conferenze di alto livello si sono confrontati rappresentanti di autorità locali, tecnici e rappresentanti del settore privato impegnati nella transizione energetica, che ricade sotto l’Obiettivo 7 dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile. In quest’occasione si è parlato delle nuove fonti energetiche su cui puntare, ma anche dei necessari ammodernamenti tecnologici necessari per permettere la transizione. Al tempo stesso, sono stati proposti vari strumenti di policy come i contratti di efficientamento energetico, le regolamentazioni restrittive e l’implementazione di standard più restrittivi per le imprese.

Infine, il Comitato Economico e Sociale Europeo ha recentemente pubblicato un documento denominato “L’economia sostenibile di cui abbiamo bisogno”, in cui spiega la rotta che l’Unione dovrebbe seguire nei prossimi anni per assicurare che gli obiettivi posti siano effettivamente raggiunti. Secondo il CESE, l’Unione dovrà impegnarsi più attivamente soprattutto nella transizione economica. Tra i vari rischi che si corrono vi è quello di esternalizzare il problema dell’impatto ambientale, lasciando che altri stati inquinino ed importando poi i loro prodotti in UE. In secondo luogo, i cambiamenti sociali collegati al mutamento del modello economico non vanno sottovalutati, affinché il contratto sociale non si “rompa”, e perché l’Europa continui ad assicurare pace e prosperità ai propri cittadini. Tra le minacce sociali incombenti vi è l’invecchiamento della popolazione, che mina alla base stessa del sistema di welfare, nonché l’arrivo di nuove forme di lavoro e, non da ultimo, la concorrenza fiscale tra gli Stati membri. Infine, sarà importante creare gli incentivi giusti nel sistema finanziario, affinché l’innovazione e le pratiche sostenibili siano premiate dagli investitori.

La strada europea verso uno sviluppo sostenibile, dunque, passa attraverso un’implementazione capillare degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Non è un caso che tutti questi eventi di alto livello abbiano luogo in preparazione alle contrattazioni sul bilancio dell’Unione e a pochi giorni dalla scelta finale sulle nomine delle alte cariche di governo europeo. La prossima Commissione, infatti, avrà un impatto decisivo sull’implementazione della Strategia 2030 e i risultati delle elezioni europee hanno lanciato un messaggio chiaro alla classe politica europea.

Nicola Simonetti

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