“La digitalizzazione offre innumerevoli benefici e opportunità, ma rende anche necessario adeguare le norme e i sistemi tradizionali. La nostra preferenza andrebbe a norme convenute a livello mondiale, anche in ambito OCSE. Tuttavia, l'importo degli utili attualmente non tassati è inaccettabile. Dobbiamo adeguare con urgenza la nostra normativa fiscale al 21º secolo mettendo in atto una nuova soluzione globale e adatta alle esigenze future." Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per l'Euro e il dialogo sociale.


Il 21 marzo la Commissione europea ha presentato due proposte relative a una tassazione digitale più equa. Con queste proposte la Commissione ha risposto alla esigenza di adeguare le norme fiscali all’era digitale. Le norme fiscali prevedono che l’azienda venga tassata nel paese in cui ricade la sua sede legale e non dove essa produce effettivamente il suo guadagno. Queste norme sono state create all’inizio del ventesimo secolo e perciò erano state previste per le imprese tradizionali. Questo sistema ha creato una distorsione fiscale: le imprese tradizionali sono chiamate a versare in media il 23,2% di tasse, mentre le aziende digitali ne pagano in media solo il 9,5%.

La prima proposta autorizza gli Stati membri a tassare i ricavi generati dalle imprese digitali sul territorio loro anche quando non hanno una presenza fisica nel territorio e se sono soddisfatte almeno una delle seguenti condizioni:
a) i ricavi di un periodo d’imposta superano sette milioni di euro.
b) il numero di utenti situati nello Stato membro sono più di 100.000 nel corso del periodo d’imposta.
c) più di 3.000 contratti commerciali per servizi digitali sono stati conclusi con gli utenti situati nello Stato membro nel corso del periodo d’imposta.

La seconda proposta relativa al sistema comune d’imposta sui servizi digitali applicabile ai ricavi derivanti dalla fornitura di taluni servizi digitali prevede un’imposta temporanea sui ricavi ottenuti da alcune attività digitali per le quali attualmente non sono previste imposte specifiche. Alcuni esempi sono:
- i ricavi generati dalla vendita di spazi pubblicitari online;
- i ricavi generati dalle attività di intermediazione digitale che permettono o facilitano l’interazione tra utenti e la vendita di beni e servizi tra di essi;
- i ricavi generati dalla vendita di dati generati da informazioni fornite dagli utenti.

Questa imposta riguarda solo le imprese il cui importo di ricavi mondiale supera i 750 milioni di euro e nell’Unione europea 50 milioni di euro.


Veronika Grohe

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