In vista della riunione informale dei leader programmata per il 23 febbraio 2018, la Commissione europea ha pubblicato una Comunicazione contente diverse opzioni - e i relativi effetti finanziari - per il bilancio a lungo termine dell'UE in grado di realizzare efficientemente le priorità dell'Unione dopo il 2020.
Nella loro riunione del 23 febbraio i leader dell'Unione europea discuteranno di come garantire che le priorità che hanno fissato il 16 settembre 2016 a Bratislava e il 25 marzo 2017 nella dichiarazione di Roma possano essere adeguatamente finanziate e quindi trasformate in realtà. Fissare priorità comuni e dotare l'Unione dei mezzi per attuarle sono elementi tra loro inseparabili.


La Commissione contribuisce a questa importante discussione in tre modi: in primo luogo, fornisce i dati necessari in merito al bilancio dell'UE, al valore aggiunto e ai vantaggi da esso offerti e ai risultati che ha permesso di ottenere; in secondo luogo, delinea gli scenari che illustrano l'impatto finanziario delle diverse scelte programmatiche possibili; in terzo luogo, mostra le conseguenze che un'adozione tardiva del nuovo bilancio dell'UE avrebbe per gli studenti e i ricercatori, per i progetti relativi alle infrastrutture e tante altre iniziative.
Nel discutere sul livello di ambizione dell'intervento dell'UE in settori come la protezione delle frontiere esterne dell'UE, il sostegno a una vera Unione europea della difesa, il rafforzamento della trasformazione digitale dell'Europa o l'aumento dell'efficienza delle politiche agricola e di coesione dell'UE, è importante che i leader si accertino delle implicazioni concrete delle loro scelte in termini di finanziamenti a livello dell'UE.
Quelle contenute nella Comunicazione non sono le proposte della Commissione, bensì scenari delineati sulla base di idee presentate nel dibattito pubblico e finalizzati a orientare la riflessione, a stimolare la discussione e a fornire una solida base fattuale per operare le scelte importanti per il post 2020.
Ad esempio per quanto riguarda la Politica di Coesione vengono riportati tre possibili scenari.
Il sostegno dei fondi strutturali e di investimento europei è attualmente disponibile per tutti gli Stati membri dell'UE. La domanda che la Commissione pone è se ciò dovrebbe continuare o essere limitato alle regioni e/o agli Stati membri meno sviluppati.
Se l'ammissibilità ai fondi venisse mantenuta per tutti, la domanda seguente è ovviamente quali obiettivi porsi. Una delle risposte che la Commissione dà in questo scenario è che se si dovesse mantenere l'ammissibilità al sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale, del Fondo sociale europeo e del Fondo di coesione per tutti gli Stati membri e tutte le regioni, si potrebbe migliorare l’efficienza modulando l’intensità dell’aiuto e fornendo un sostegno più mirato. Se fossero mantenuti livelli attuali di spesa di circa 370 miliardi di Euro, pari a quasi il 35% del Quadro finanziario pluriennale, ciò consentirebbe di mantenere un forte orientamento sugli investimenti in tutte le regioni in settori quali l'innovazione, la trasformazione industriale, la transizione verso l'energia pulita, il clima e il miglioramento del mercato del lavoro di lavoro.
Nel secondo scenario invece, si ipotizza la fine del sostegno del Fondo di sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo per le regioni più sviluppate e in transizione. La Commissione calcola una riduzione di circa 95 miliardi di Euro per l’intero periodo di programmazione, pari a oltre un quarto dell'attuale stanziamento da tali fondi. Ciò corrisponde a circa l'8,7% dell'attuale quadro finanziario pluriennale. In questo scenario, il sostegno per le regioni in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia continentale, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e molte regioni in Italia e Spagna verrebbe interrotto.
Nel terzo scenario infine, il sostegno verrebbe ulteriormente limitato ai paesi della coesione, e così anche gli investimenti per le regioni meno sviluppate in Francia, Italia e Spagna dovrebbero essere sospesi. Ciò comporterebbe una riduzione di circa 124 miliardi di Euro secondo quanto scritto nella Comunicazione, pari a circa il 33% delle attuali dotazioni per la Politica di Coesione. Ciò corrisponde a circa l'11% dell'attuale quadro finanziario pluriennale.
Negli scenari 2 e 3, il sostegno alle sfide economiche, sociali e territoriali dovrebbe essere assunto dalle autorità nazionali, regionali e locali in linea con il principio di sussidiarietà.
Starà poi alle negoziazioni dei leader europei scegliere la direzione verso la quale andare per la predisposizione del nuovo bilancio pluriennale.

Giulia Chiarel

 

 

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