L’imminente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ha indotto i vertici europei ad avviare un serio ed intenso dibattito sul futuro dell’Unione, apertosi ufficialmente con la pubblicazione del White Paper on the future of Europe il 1 marzo 2017.

Tra i vari temi di discussione, quello relativo alle finanze e al budget dell’Unione Europea è di assoluta rilevanza, soprattutto perché con la Brexit l’Unione Europea dovrà fare a meno di un importante stato contribuente. Nel Reflection paper on the future of the EU Finances pubblicato il 28 giugno 2017 ed elaborato dal Commissario al bilancio e risorse umane Günter Oettinger e dalla Commissaria alla politica regionale Corina Cretu, emerge con forza la necessità di modernizzare la struttura del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) intervenendo principalmente su due aspetti.

Il primo di questi riguarda la durata del QFP. Sebbene il Trattato di Lisbona imponga un periodo minimo di cinque anni, quasi tutti i QFP sono stati estesi fino a sette, incluso l’ultimo (2014-2020). La riduzione a cinque anni avrebbe un forte impatto soprattutto sugli investimenti, che in genere hanno bisogno di un periodo di pianificazione e implementazione superiore. Tuttavia un periodo di tempo più contenuto incrementerebbe la flessibilità del budget UE che sarebbe in questo modo più adattabile ad esigenze e necessità impreviste. Un’altra opzione sarebbe quella di strutturare il QFP sulla base di un periodo di 10 anni, con obbligatorietà di revisione e aggiustamento alla fine del quinto anno.

Un altro importante aspetto concerne il finanziamento del budget UE, tema affrontato anche dal Report elaborato dal High-level group presieduto da Mario Monti (dicembre 2016). Ad oggi le finanze europee derivano per il 98% da risorse proprie, che comprendono tre principali canali di finanziamento: le cosiddette “risorse proprie tradizionali”, generate da diritti doganali e diritti prelevati sull’importazione di prodotti da paesi terzi (12% budget); una percentuale dell’IVA raccolta dagli Stati membri e versata dall’UE (11%); risorse basate sul Reddito Nazionale Lordo (circa 80% del budget UE). Secondo i commissari Oettinger e Cretu occorre diminuire la crescente dipendenza del bilancio comunitario dal Rnl dei singoli stati membri, trovando delle fonti di finanziamento alternative. Le diverse soluzioni possibili non prescindono purtroppo da una sempre maggiore convergenza sulle diverse politiche fiscali degli stati membri, nello specifico in riferimento ad una corporate tax o ad una tassa sulle transazioni finanziarie. Un’ipotesi aggiuntiva è quella di definire una tassa comune sull’energia e sull’ambiente, che non solo fungerebbe da fonte di finanziamento per l’UE ma contribuirebbe alla lotta comune ai cambiamenti climatici.

La Commissione Europea presenterà una proposta di riforma del Quadro Finanziario Pluriennale indicativamente a metà del 2018.

Documento di riflessione sul futuro delle finanze UE

Factsheet (in lingua inglese)

Factsheet: facts&figures (in lingua inglese)

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